un fotografo ad Aleppo

E’ una storia di internet, di quelle che si leggono su tanti siti e questa in particolare scritta da Ettore Zanca che cura il sito http://beneficiodinventario.blogspot.it/
E’ una storia che sembra pasquale, ma che è di tutti i giorni, perché ogni giorno è Pasqua in questo modo.

E’ una storia che ci è arrivata tramite facebook, che non vogliamo solo condividere ma registrare nel nostro sito… e non perché parla di un fotografo, ma perché parla di un uomo.
E’ una storia che purtroppo non è solo una storia, ma una verità!

Abd Alkader Habak, si chiama così, fa il fotografo. Pochi giorni fa era lì a documentare a Rashideen ad Aleppo, un momento di gioia in mari in tempesta di guerra. Posti in cui si fa finta che i colpi di mortaio siano tuoni di un temporale in avvicinamento.

Si era avvicinato un furgone, sembrava distribuisse aiuti umanitari. Era pieno di esplosivo. Sono morte tante persone e sono morti troppi bambini. Ma sarebbero troppi anche se fosse stato uno solo dall’inizio della guerra. Lui fa il fotografo, dovrebbe essere una parte asettica. Come quelli che nel corso del tempo hanno documentato il “normale” svolgersi di un conflitto, documentando in diretta gli eccidi. Però ognuno di noi ha un limen, un confine. Un momento in cui quando è troppo è troppo. E stavolta per il fotografo magro e barbuto è stato troppo. Al momento dell’esplosione si è buttato insieme ad altri in mezzo alle fiamme e ha cercato di tirare fuori persone, sperando ancora in una pulsazione di cuore.

Poi quando si è accorto che non c’era più niente da fare, è caduto a terra in lacrime e disperato. Perchè anche se ci provi, da persona sola, puoi solo togliere un bicchiere dall’oceano. Disperato, di una disperazione che rimane lì, si attacca come bava di lumaca. Non va via. Mi ricordo di mio padre, che diceva che in ogni guerra non gli fregava un cazzo di chi aveva iniziato, ma sperava di ricordare chi finalmente l’avrebbe finita chiedendo pace.

In questi tempi, tra una mangiata e l’altra, si è parlato​ di resurrezione. Di un Cristo che torna per salvarci. Guardo quell’uomo e noto una somiglianza straordinaria con uno dei tanti cristi dipinti, capelli lunghi, magrezza e sofferenza non nascosta. Io non so se Cristo è risorto davvero. Ma se è così, in questo momento è in Siria, fa il fotografo e sta provando a salvarci. Tutti.
(Ettore Zanca)

 

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